Intervista a Marzio Mazzoleni

È la sera del sedici marzo, mancano solo due settimane alla data delle elezioni cantonali. Ci troviamo a Lugano, al Palazzo dei Congressi. La sala via via si riempie, fino a risultare gremita, verosimilmente siamo in mille! Le luci si affievoliscono, segno che l’inizio del concerto si avvicina. È il momento di presentare gli “ABBA Hit”, una “cover band” che con entusiasmo e brio ripropone le mai dimenticate canzoni del gruppo pop svedese di cui porta il nome. Ecco riemergere quel fremito conosciuto come “ABBAmania”, un sentimento che il trascorrere del tempo non ha scalfito. Fra il pubblico, alcuni ospiti commentano di aver seguito in diretta la vittoria di “Waterloo” all’ “Eurovision Song Contest” del 1974. Viaggiano ormai verso i settant’anni di età e non sono venuti soli. Vicino a loro, siedono figli e nipoti: che la buona musica sia uno strumento per combattere i divari generazionali? Seguirà una serata dai toni emozionali, in cui per molte ore i presenti si alzeranno a ballare nella zona antistante al palco. Al termine, dopo i bis e fra gli applausi, un invito discreto a votare la Lista 1 e i suoi candidati.  Il giorno successivo al concerto, una riflessione sul significato della serata. Un omaggio alla musica popolare? Un esperimento di marketing elettorale basato sull’empatia?

Marzio Mazzoleni è colui che di questo progetto si è fatto promotore. Lui è una persona che crede nella capacità ella musica di coinvolgere e di unire.

PLR di lunga data, ha saputo coalizzare un gruppo di liberali a sostegno dell’evento: dal Club dei 1000 al Circolo di Vezia, dalla Sezione di Lugano ad una squadra di irriducibili sponsor privati. Marzio sa trovare gli artisti senza passare dai procuratori, sa convincere Nicolò Fragile, di cui ci parlerà in seguito, ad essere della partita. Insieme a Karin Valenzano Rossi, sa fungere da presentatore di una serata offerta al grande pubblico tramite un prezzo d’ingresso puramente simbolico, neppure fosse Amadeus. Come produttore, pensa sempre in grande, senza però dimenticare l’importanza di mitigare i rischi dei progetti. Marzio Mazzoleni, un personaggio proteiforme: musicista per amore, capace di pensiero e di azione politica ma indifferente al potere, professionista di successo che sa mantenere un’indole scanzonata.

Al fine di conoscerlo meglio, LIB- gli ha rivolto alcune domande.

Marzio, cos’è la musica?

Per me, la musica è un atto d’amore. Come tale, nasce per essere condivisa, non la puoi tenere solo per te. Personalmente, scrivo molta musica, sono innanzitutto un compositore di brani melodici. A volte, l’ispirazione viene di notte: improvvisamente mi sveglio, ho le note in testa e compongo. Come musicista, non suono le note, suono la musica. La differenza fra i due stili è grande. A mio modo di vedere, il musicista che suona le note potrà essere tecnicamente perfetto, ma gli mancheranno sempre la passione e il cuore. Quando invece suoni la musica, sei più soggetto a sbavature, ma il risultato sarà diverso. Suono almeno due ore al giorno, la sera e la mattina.

Ho già detto che compongo prevalentemente di notte, è allora che percepisco calma nell’universo e che le note arrivano da sole. Sono credente, vedo nella musica un mezzo per comunicare con l’al di là.

Navigando nella rete si trovano tue fotografie con Steve Lee. Ci puoi parlare della tua carriera musicale?

Provengo dal rock. Alla musica, mi sono avvicinato a sette anni con il pianoforte, per poi sperimentare il cineorgano ed infine iniziare a suonare con dei gruppi di miei coetanei. Ho composto il primo brano a dieci anni. Negli anni 80, con alcuni amici ho partecipato al progetto degli “Executive Line”, uno dei gruppi emergenti di maggiore successo in Svizzera. Nel 1984 esce il nostro primo disco, “Look around”, prodotto da Paolo Aiani e Kiko Berta, due anime della musica ticinese. Farà seguito l’album “Styles of life”, con diverse tournée in giro per la Svizzera e l’Italia settentrionale. Nel 1991, per il 700° della Confederazione, il nostro gruppo avrà l’onore di essere inserito nel CD celebrativo dell’anniversario, come uno dei migliori della nazione. Seguiranno numerose apparizioni televisive nell’ambito del programma “Rock – Nacht” della SRG – SSR, oltre concerti in tutta la Svizzera. In queste occasioni, ho avuto il piacere di fare musica con il

giovane chitarrista Leo Leoni e con il batterista Mauro Pesenti, mentre Barbara Berta era la nostra corista. Leo suonò con noi al “Sorpasso”, noto locale di Milano, prima di entrare nei Gotthard. Con la mia composizione “Anime lontane”, testo di Mauro Capra, e assieme a Judith Emeline, apprezzata cantante di musica soul e gospel, siamo arrivati terzi alla finale svizzera dell’Eurosong del 1996. Ho un ultimo aneddoto per i lettori di LIB-, che forse ricorderanno il negozio di Cometta Dischi in piazza della Riforma. Al piano di sopra, un giorno si tenne un evento espositivo da parte della Bottega del Pianoforte di Lugano, per pubblicizzare delle tastiere di nuova generazione. È in questa occasione che, avevo quattordici anni, mi fu chiesto di suonare un brano, accompagnando Lucio Dalla che cantava. Era il 1979, al momento non mi resi ben conto di cosa stesse accadendo…. Molti anni dopo, suonerò a quattro mani con Silvan Zingg al palazzo dei Congressi di Lugano e, successivamente, in occasione dell’evento del Club dei 1000 in onore di Ignazio Cassis.

Grazie all’ amico di lunga data Antonio Melle, ho iniziato a collaborare con Nicolò Fragile, produttore di Ramazzotti, Laura Pausini, Mario Biondi e molti altri. Nicolò è fresco reduce da San Remo, dove ha diretto l’orchestra per il duo canoro Paola & Chiara. Insieme, coltiviamo un progetto sui miei brani melodici che al momento non posso ancora svelare, ma di cui sentirete presto parlare.  

Un altro tuo successo è quello del “Cinema per i ragazzi”, concordi?

Nel 2024, il Cinema per i ragazzi giungerà alla decima edizione. In questi primi nove anni, ben cinquemila persone, fra grandi e piccini, vi hanno partecipato. Molti fra di loro, ritengo, ricordano con affetto il nome PLR. Nato su iniziativa del circolo di Vezia, il progetto ha acquistato nuovo slancio grazie alla partnership con il Club dei 1000. Concedetevi un momento per visionare i filmati girati domenica 26 febbraio al Cinestar di Lugano e – in prima assoluta – anche al Palacinema di Locarno. Testimoniano un grande successo, capace di avvicinarci al cittadino, un evento da portare fuori dalle città per coprire tutto il Ticino.

Sei impegnato in politica. Qual è stato il tuo percorso?

Ho iniziato con i giovani liberali, quando presidente era Eolo Alberti e si parlava di voto ai diciottenni. Negli anni a seguire, fui il secondo firmatario dell’Iniziativa per la civica nelle scuole. Ricordo con simpatia il momento in cui registrammo il CD del PLR, facendo cantare Giovanni Merlini, Laura Sadis, Dick Marty. Conteneva una ventina di versioni della Riscossa, dal blues al boogie, dalla samba al merengue e al cha cha cha. Ne stampammo, con il supporto dell’amico e musicista Dario Devecchi, tre mila copie, un’altra prova di quanto la musica possa fare da collante. Oggi, presiedo il circolo di Vezia, carica che mi accingo a lasciare ad un giovane, Francesco Moghini, municipale di Comano. Sono poi membro dell’ufficio presidenziale del distretto di Lugano e delegato al comitato cantonale PLR. Sono stato consigliere comunale per tre legislature a Cureglia e per ben cinque legislature a Cadempino, presiedendo le commissioni delle Petizioni e dell’Edilizia. Nella politica che conta, ho sempre scelto di restare in qualche modo dietro le quinte, senza espormi per cariche elettive di spessore. In un certo senso, questo atteggiamento fa parte del mio carattere. Va anche detto che, ogni qualvolta sono tentato di candidarmi al Gran consiglio, ecco che nel mio circolo emerge un giovane da sostenere. È comunque ben vero che un partito ha bisogno di gente che lavora per il gruppo, magari in ruoli poco visibili ma comunque recando un importante contributo organizzativo.

Dicevi che hai delle idee per le Federali e per il nostro giornale?

Dal mio osservatorio, noto che molte persone valide intendono candidarsi per Berna nelle nostre liste. La possibile riconquista del seggio agli Stati, sulla quale ho evidentemente degli auspici, apre prospettive per il Nazionale. La mia opinione, in linea con il sentimento del partito svizzero e con la prassi di altri cantoni, è di presentare liste multiple: tre, forse quattro, in cui rappresentare donne, uomini, giovani liberali di valore e anche l’ALRA, al fine di massimizzare la potenza di fuoco e di non deludere nessuno, compromettendone il supporto. Che si schiuda la prospettiva di un terzo seggio? Chi mi conosce, capirà bene quanto dal mio punto di vista sarà utile accompagnare la campagna con eventi dalla valenza empatica, di natura artistica e musicale, oltre che da sostanziali atti legislativi in Parlamento. Solo così sarà possibile entrare nel circuito virtuoso che collega simpatia, empatia ed entusiasmo. Sarà creando un nuovo contatto con l’elettorato silente che torneremo ad essere un grande partito.

Venendo a LIB-, ritengo che un giornale così ben strutturato vada diffuso al di fuori della cerchia tradizionale dei mille amici. Sicuramente, il partito si starà preoccupando del come. Dal mio punto di vista, amerei poter trovare una copia cartacea la domenica, vicino a casa, per leggermela in tranquillità lasciando per qualche istante il tablet, concedendomi il lusso della carta stampata. Sarebbe inoltre stimolante introdurre dei concorsi, evidentemente di livello elevato, per stimolare la curiosità del lettore.

Smarcate musica e politica, puoi ora tracciare un tuo ritratto personale?

Dopo aver fatto il musicista free lance, mi sono sposato con una cittadina canadese, conosciuta nel lontano 1987 in Piazza San Carlo a Lugano, in occasione del festival chiamato allora “New Orleans”, oggi “Blues to Bop”. Fu amore a prima vista, sbocciato mentre operavo alla consolle, quale tecnico del suono per artisti del calibro di Memphis Slim, Sammy Price e Diz Watson. In seguito, ho a lungo lavorato alla Harris / 3 M, prima in Ticino e successivamente nel New Mexico, ad Albuquerque, dove mi ero trasferito in quanto la malattia reumatica di mia moglie le richiedeva di vivere in un clima secco. Qui, assunsi la funzione di responsabile per la copertura commerciale del territorio compreso fra Santa Fe, Los Alamos, Taos ed Española. Attraversavo ogni giorno il deserto in automobile, avendo fra i migliori clienti gli indiani Navajo, cui fornivo fotocopiatrici e fax. La sera, mi fermavo per una birra presso i tendoni dove i Navajos vendono bevande alcoliche e gestiscono il gioco d’azzardo, sulla base di una concessione governativa. Da loro, ho ricevuto due insegnamenti. La pratica del Reiki, che ha permesso la guarigione di mia moglie, e l’apertura del terzo occhio, grazie alla quale ho aumentato la mia capacità di percepire energia e quindi di comporre musica. Successivamente, decisi di trasferirmi in Canada, fra Ottawa e Montreal e di cambiare lavoro. Dopo sei mesi sabbatici, in cui mi tolsi la soddisfazione di sperimentare cosa significhi suonare per strada, iniziai ad interessarmi al settore immobiliare. Passati tre anni, fui chiamato da Ina Piattini, alla quale sono grato per i molti insegnamenti professionali ricevuti, che mi propose di raggiungere il gruppo Fidinam, di cui sono partner dal 2007. Una nuova carriera che intrapresi con entusiasmo, tornando sui banchi di scuola al fine di ottenere l’attestato federale quale fiduciario immobiliare. Sono divorziato, resto comunque molto vicino alla mia famiglia e ai miei tre figli.

Quali obiettivi hai per il futuro?

Chi mi è vicino, sa che desidero sperimentare la musicoterapia per aiutare il prossimo. La musica è fonte di vita e permette di equilibrare la mente ed il corpo. È mia intenzione a medio termine lasciare la “comfort zone” lavorativa, per ritornare a fare musica, suonare gratuitamente nei più disparati concerti, libero, in giro per il mondo.

Al termine dell’intervista, Marzio confida di aver sempre detto che la donna che capirà la sua musica lo avrà per sempre. Qui, non mi trattengo dal domandare: “Un messaggio in codice alle nostre lettrici?” La risposta arriva pronta: “Vedi tu, Alberto!”

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